Titoli

Gloria Ghisi

Wunderkammer, dalla soffitta al museo

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Ho sempre amato, istintivamente e fin da piccola, le Wunderkammer, cioè camera delle meraviglie o gabinetto delle curiosità, un’espressione della lingua tedesca che indica ambienti in cui, dal Cinquecento al Settecento si conservavano i più stravaganti oggetti da collezione.  I musei sono nati così, e hanno avuto nel Barocco il loro lancio più grandioso. La mia passione dev’esser nata dal piacere di frugare nella soffitta dei miei nonni materni, uno spazio immenso che nutriva la fantasia di noi nipoti, con bauli e vecchi mobili, divise militari e reperti della guerra d’Africa, manichini e giocattoli dimenticati, scatole di bottoni e tessuti di altre epoche…

A rinverdire quella memoria, l’esposizione a cura di Lavinia Galli e Martina Mazzotta, conclusa – purtroppo! – lo scorso marzo a Milano al Museo Poldi Pezzoli: realizzata in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta, ripercorreva il fenomeno delle Wunderkammer accostando ad antichi naturalia, artificialia e mirabilia anche manufatti opere di artisti contemporanei, creando un dialogo tra passato e presente. Era un incanto per i curiosi, quella mostra e lo è anche il catalogo che mi ritrovo oggi fra le mani, che si intitola appunto Wunderkammer, 160 pagine a colori e 35 in bianco e nero, edito da Skira/ Mazzotta.

Così mi è tornato alla mente il progetto lanciato un paio d’anni fa dalla Lago Film Fest ( si tiene ogni anno un festival che ha a che fare con le immagini a Revine Lago, vicino a Treviso). Ecco il bando, che vi ripropongo perché è un piacere e uno stimolo il solo fatto di leggerlo.

C’è un luogo della casa che rimane impraticato per anni. Con il passare del tempo ospita un numero sempre maggiore di scatoloni ingombranti e li tiene in grembo, accatastati uno sull’altro, custodendo per noi mobili, oggetti, vestiti e molte altre cose, che altro scopo non hanno se non quello di appartenerci, soprattutto in modo affettivo. Questo ambiente vive i suoi momenti di successo maggiore in occasioni straordinarie come traslochi, cernite di vestiario, riammobiliamenti, arrivi e partenze e tutti quegli eventi che stravolgono l’ordine di una casa. Nelle occasioni in cui ci troviamo a dovervi accedere, questo spazio diventa la nostra Wunderkammer casalinga e gli ingombranti scatoloni vengono, a distanza di qualche anno, avvolti da un’aura di mistero. In questi momenti di esplorazione in cui interpretiamo la parte dei perfetti Indiana Jones della soffitta, ritroviamo molti oggetti inattesi: alcuni sono esattamente come ce li ricordavamo, altri non sembrano nemmeno i nostri, ma i più sorprendenti sono quelli che per qualche motivo si sono resi trasparenti alla nostra memoria, che non ci ricordavamo di possedere fino al momento in cui li abbiamo ritrovati. In questi casi anche la più piccola delle cose può  dipingerci sulla faccia un’espressione di infinita meraviglia. Ritrovare è un po’ come viaggiare nel tempo, con questi reperti in mano ci si ritrova 10, 20 anni indietro, in un altro tempo della nostra esistenza, ma ritrovare è anche, in un certo senso, rileggere, reinterpretare, prendere atto di cosa è cambiato, come si sono trasformate le nostre passioni, i nostri interessi e le nostre aspettative. Il piacere di ritrovare è quello che ci spinge come bambini curiosi nelle soffitte e che dovrebbe accompagnare l’artista nell’osservazione di ci  che lo circonda. Non sono necessarie scoperte straordinarie, alle volte è sufficiente una rilettura di quello che esiste già, che sta in soffitta e magari già ci appartiene. Ritrovare non è solo il piacere di ristabilire la nostra vicinanza a qualcosa, ci auguriamo che stimoli anche una continua reinterpretazione di eventi, ricordi o sentimenti. Ritrovare una cosa perduta, un vecchio amico, ritrovare un particolare stato fisico o spirituale. Ritrovare come rivedere dopo una modifica. Come un déjà vu, il ripresentarsi di una situazione. Ritrovarsi geograficamente guardando una cartina, scoprirsi il puntino rosso con scritto “voi siete qui”, ritrovare l’orientamento. Un ritrovarsi che accade improvvisamente e ci ricollega in maniera repentina con noi stessi o che ci orienta verso questioni sopite o che pensavamo risolte. Ritrovare implica una messa in discussione che può  avere il sapore malinconico di chi guarda al passato come esempio di qualità e autenticità, oppure la spinta rivoluzionaria di chi vede sotto un altro punto di vista le vecchie cose’.

Gloria Ghisi

10 ottobre 2014

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Gloria Ghisi

Sono nata nel 1955, a Milano. Ho fatto per tutta la vita la giornalista, dagli inizi in una radio milanese dove mi occupavo di redigere notizie per i radiogiornale, fino alle pagine degli appuntamenti culturali di Io donna, il femminile del Corriere della Sera. Nel frattempo passata da tante testate, da tre case editrici, ho messo insieme un’esperienza varia. Esperienza che mi auguro di non far appassire e di comunicare alle nuove generazioni, alle persone giovaniche frequentano il mio laboratorio di Tecniche di giornalismo femminile, all’Università Cattolica di Milano. Qui vorrei condividere invece le riflessioni che nascono dalle letture di vario genere, dalle “passeggiate” sui social network, dalle notizie sui giornali, dalle pagine dei libri. E infatti questo blog si chiama, semplicemente, TITOLI.

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