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Gloria Ghisi

Sanremo, la prima serata del Festival della Canzone Italiana vista da Gloria Ghisi

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Tanto tempo fa mi occupavo di musica leggera. Ho frequentato tutti i festival e quello di Sanremo per otto volte consecutive. Per chi pensa che sia una pacchia, devo dire che invece è un lavoro faticoso, comunque divertente. Tornavo in redazione stanchissima ma con tante interviste da scrivere, impressioni da raccontare. Di solito, quando andavo io, conduceva Pippo Baudo. Lo stile era nazionalpopolare. Vuol dire che schiacciava parecchio l’occhio anche ai sentimenti più ovvi. La paura (di perdere il lavoro, per esempio),  il cordoglio (l’annuncio della scomparsa del cantante Claudio Villa, per esempio), la beneficenza… All’amore provvedevano le canzoni.

 

Ieri sera mi sono ben disposta davanti alla televisione accesa. Carlo Conti è un impiegato rigoroso, ero certa che il prodotto Sanremo sarebbe stato ben confezionato. Non nego che aspettavo di rivedere l’ormai vecchia coppia che nell’immaginario collettivo è un fotoromanzo vivente e sto ovviamente parlando di Romina e Al Bano. Da giovane li avevo intervistati varie volte, li avevo seguiti da molto vicino. Mi avevano mandato il loro vino perché anch’io brindassi ala loro vita e al loro successo, perché non seguirli più, solo perché arrivati all’età della rottamazione? All’età in cui si è nonni e magari non si è persa la voglia di cantare e fare flessioni e piroette come da ragazzini? Lo dico con appena un pizzico di malizia, ma senza cattiveria.

 

Ho visto non senza empatia il medico guarito dall’Ebola, sul palco del Festival per  testimoniare un dramma umano da non dimenticare.

 

Ma la famiglia Anania? Sì, dico la famiglia più numerosa d’Italia.

Ma vi è piaciuto quel padre che  imputava alla Divina Provvidenza il suo spastico riprodursi per 16 volte, costringendo tutte quelle creature messe al mondo a vivere di mutuo soccorso, reciproca assistenza, rinunce collettive? Che cosa c’entra la Divina Provvidenza se non per mettere una pezza ai problemi che conseguono a una simile incontrollata attività? E uella mamma che ha instancabilmente messo al mondo figli miopi, e non solo perché la stragrande maggioranza di loro aveva gli occhiali? Vi è piaciuta davvero? Miopi perché costretti a fare i conti con l’immediatezza della condizione quotidiana, che presumo non essere quella che consente lungimiranza.

 

Mi sono ricordata della rabbia di mia madre  per  il Fascismo che incoraggiava le famiglie numerose, destinate in realtà a faide e stenti.

Non so, io l’ho trovata abnorme e poco lodevole, la numerosa famiglia Anania. E mostruoso averla portata sul palco di Sanremo, come un fenomeno da circo… Magari solo io ho avuto questa reazione, se volete convincermi che sono in errore vi ringrazio.

 

Gloria Ghisi

 

11 febbraio 2015

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Gloria Ghisi

Sono nata nel 1955, a Milano. Ho fatto per tutta la vita la giornalista, dagli inizi in una radio milanese dove mi occupavo di redigere notizie per i radiogiornale, fino alle pagine degli appuntamenti culturali di Io donna, il femminile del Corriere della Sera. Nel frattempo passata da tante testate, da tre case editrici, ho messo insieme un’esperienza varia. Esperienza che mi auguro di non far appassire e di comunicare alle nuove generazioni, alle persone giovaniche frequentano il mio laboratorio di Tecniche di giornalismo femminile, all’Università Cattolica di Milano. Qui vorrei condividere invece le riflessioni che nascono dalle letture di vario genere, dalle “passeggiate” sui social network, dalle notizie sui giornali, dalle pagine dei libri. E infatti questo blog si chiama, semplicemente, TITOLI.

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