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Gloria Ghisi

Sanremo 2015, alla terza serata il festival si è riscoperto tale

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Che cos’è un circo senza fenomeni e senza bestie feroci? Ecco, ieri sera il circo Sanremo è diventato davvero un festival. Senza famiglia eccessiva, senza donna barbuta.  C’era al loro posto un ragazzino che suonava la chitarra in modo magistrale, al quale auguro tutto il successo che si merita, ma del quale già non ricordo il nome. C’erano dei comici che finalmente i sorrisi li hanno strappati. C’era il presidente di una squadra di calcio galvanizzato dal successo mediatico che ottiene Crozza imitandolo (e che fatica deve fare? nessuna!). C’era un’astronauta con il look di un orsetto di peluche, che di emozioni spaziali non ne ha regalate.

 

C’erano comunque dei bravi cantanti che hanno proposto vecchie canzoni, alcuni in modo commovente, altri no, altri spiegando una voce fantastica, altri steccando miseramente. Vabbè, l’emozione gioca brutti scherzi, no?

 

C’erano tre giovani donne che hanno presentato il festival facendo evidentemente buon viso a cattivo gioco,  perché ieri sera era evidente che avrebbero preferito, tutte e tre, essere altrove. Arisa con la sua simpatia, Emma con la sua irrequietezza e il rimpianto di avere scelto una parte sbagliata, Rocio tutta presa nel suo essere ambasciatrice della moda.

 

Ma, spegnendo la tv a tarda notte avevo dentro tutta la malinconia che mi avevano buttato addosso alcuni vecchi signori che, trent’anni fa, erano stati al festival con un look scintillante e una musica a mio parere insulsa, per i quali le ragazzine di allora impazzivano. Erano, ai tempi, ragazzotti arroganti senza parte e con poca arte, ma ieri sera, con ancor meno parte e meno arte, si sono esibiti bolsi e disperatamente vecchi, in un medley di vecchi e nuovi brani che nessun ragazzino/a ascolterà. E, peggio, hanno tolto l’incanto del rimpianto anche alle ex fanciulle di allora. Come vecchie attrici che si ritoccano e diventano irriconoscibili, anche gli Spandau Ballett hanno toccato le corde della malinconia. Pochi sanno arrendersi al tempo che passa (e al conto in banca che si estingue). Hanno passato la vita a litigare nelle aule dei tribunali, gli Spandau Ballet. Se ne sono dette e fatti di ogni colore, e poi eccoli lì, a ricordarci che c’è un tempo per ogni cosa. Forse.

Mah.  Anche questo è Sanremo.

 

Gloria Ghisi

13 febbraio 2015

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Gloria Ghisi

Sono nata nel 1955, a Milano. Ho fatto per tutta la vita la giornalista, dagli inizi in una radio milanese dove mi occupavo di redigere notizie per i radiogiornale, fino alle pagine degli appuntamenti culturali di Io donna, il femminile del Corriere della Sera. Nel frattempo passata da tante testate, da tre case editrici, ho messo insieme un’esperienza varia. Esperienza che mi auguro di non far appassire e di comunicare alle nuove generazioni, alle persone giovaniche frequentano il mio laboratorio di Tecniche di giornalismo femminile, all’Università Cattolica di Milano. Qui vorrei condividere invece le riflessioni che nascono dalle letture di vario genere, dalle “passeggiate” sui social network, dalle notizie sui giornali, dalle pagine dei libri. E infatti questo blog si chiama, semplicemente, TITOLI.

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