Titoli

Gloria Ghisi

Ma qualcuna legge ancora periodici femminili?

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Vengo a sapere, con una stretta al cuore, che la casa editrice Condé Nast chiude uno dei suoi giornali, Myself, un femminile tra i suoi ultimi prodotti messi a punto, e con una redazione  voluta apposta per fare un periodico per ‘donne adulte che lavorano’. Ma le donne adulte che lavorano, evidentemente, hanno altro da fare che  comprare un giornale ‘così’. Eppure si tratta di un giornale molto bello, fatto con tutti i crismi, di quelli come se ne facevano una volta, con un po’ di tutto, rubriche , cultura, spettacolo, inchieste sul sociale, moda, bellezza, cucina e arredamento… Un giornale  che produce cultura, bellezza, informazione. Non manca nemmeno una strizzatina d’occhi ai nostri tempi, fatti di blog e di social network.  E lo stesso destino, poco tempo fa, era toccato a un altro bellissimo femminile, Anna.

No,  non funziona, se le lettrici non vanno più in edicola per portare a casa quel tipo di informazione, per quanto ben fatta. 

Quanta parte ha, in questo, l’editoria in crisi? Certo, editori e giornalisti miopi non hanno saputo pensare al futuro, hanno accettato che  strumenti di cultura, quali erano i giornali un tempo, venissero trasformati in cataloghi di prodotti,  in fascicoli di pubblicità. Il marketing ha preso il sopravvento sulle idee, lo si dice da anni.  Eppure non credo sia nemmeno questo.

I femminili un tempo erano invincibili: aiutavano le donne in tutto, rispondevano ai loro problemi affettivi (posta del cuore), di coppia (psicologo e sessuologo), rispondevano alla necessità di portare in tavola qualcosa di gustoso da realizzare in poco tempo (cucina), che cosa indossare per non risultare fuori dal tempo (moda), come curare l’aspetto perché tutte possiamo diventare belle con il trucco o lo shampoo giusto (bellezza)…  E regalavano tanto altro ancora, i femminili, regalavano una sorta di identità, la sensazione di non essere sole, ma di condividere i problemi con tante altre donne. Erano una certificazione, un sollievo, una garanzia, una consolazione.

Perché non funzionano più?

Che cosa è successo a noi donne di oggi? Dove troviamo le risposte alle nostre domande? Questo disastro, questa incapacità dei periodici dedicati alle donne di soddisfare le richieste della loro utenza – disastro evidenziato dal numero  di lettrici che si assottiglia sempre più -, secondo voi a che cosa è dovuto? Non c’è più bisogno di qualcuno che ci aiuti a essere donne senza domande irrisolte i in questa società? Ma allora le donne si sono finalmente affrancate, hanno trovato da sole  le risposte che cercavano?  Insomma, allora la rivoluzione è compiuta? Si può dire una cosa simile?

Gloria Ghisi

23 luglio 2014

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Gloria Ghisi

Sono nata nel 1955, a Milano. Ho fatto per tutta la vita la giornalista, dagli inizi in una radio milanese dove mi occupavo di redigere notizie per i radiogiornale, fino alle pagine degli appuntamenti culturali di Io donna, il femminile del Corriere della Sera. Nel frattempo passata da tante testate, da tre case editrici, ho messo insieme un’esperienza varia. Esperienza che mi auguro di non far appassire e di comunicare alle nuove generazioni, alle persone giovaniche frequentano il mio laboratorio di Tecniche di giornalismo femminile, all’Università Cattolica di Milano. Qui vorrei condividere invece le riflessioni che nascono dalle letture di vario genere, dalle “passeggiate” sui social network, dalle notizie sui giornali, dalle pagine dei libri. E infatti questo blog si chiama, semplicemente, TITOLI.

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