Titoli

Gloria Ghisi

In cosa consiste il lavoro del traduttore di libri

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Quello del traduttore è un lavoro faticosissimo e delicato, che mi è capitato di affrontare in passato. E non nego che, di fronte all’originale, mi ha preso il timore di stralunare le frasi, di non renderle bene, di non dare loro giustizia. Ricordo anche le giornate passate e rimuginare su come  rendere al meglio un gioco di parole. Mi ero attrezzata con dizionari di slang, di lingue, di dialetti, con i film citati nei libri. Alla fine è stata più la spesa del guadagno e, onestamente, non c’è stata quasi mai la gratificazione di vedere il mio lavoro ufficialmente riconosciuto.

 

Pochi lettori sanno in che cosa consiste un simile lavoro, eppure la traduzione è fondamentale per regalare al pubblico un’opera che, altrimenti, non sarebbe stata fruibile da chi ha un approccio scolastico con lingue straniere. 

 

Ma  il traduttore non si limita a mettere in fila le parole, è costretto a interpretarle, a dare la sua versione dei… fatti. E più è colto e intellettualmente onesto, più il libro, e dunque i lettori, ne hanno vantaggio. Ecco perché ho accolto con entusiasmo la notizia che mi era sfuggita: Daniele Petruccioli, traduttore e insegnante di lingue, ha pubblicato Falsi d’autore. Guida pratica per orientarsi nel mondo dei libri tradotti, un  pamphlet  per spezzare una lancia a favore di questi oscuri operatori, sfruttati e misconosciuti.

 

‘La traduzione è fondamentale, e sapere chi la cura potrebbe giovare al lettore; la stessa legge sul diritto d’autore (la 633/41, per la precisione) impone non da ieri, ma da oltre settant’anni la presenza del nome del traduttore nel frontespizio (contrariamente a quanto si pensi comunemente, è quella – e non la copertina – la vera “etichetta” del libro). E invece il nome del traduttore, ancora oggi, è difficile da trovare per «una serie di concomitanze culturali e relazionali, di alta ideologia e bassa manovalanza»: meccanismi, abitudini, riflessi condizionati che influenzano l’ambiente letterario e culturale del nostro Paese. ‘ è scritto nella presentazione del volumetto, edito da Quodlibet  (10 euro).

 
«Vogliamo sapere di che lingua è fatto quello che leggiamo!» rivendica Petruccioli, lettore appassionato prima ancora che traduttore.«Quando compriamo una traduzione, infatti, è inutile sperare di avere in mano l’originale: non è così. Abbiamo in mano un’altra cosa, perché  la traduzione non è mai «una trasposizione di codice neutra», ma il frutto di un’interpretazione, più o meno consapevole, di chi la realizza.

 

Certo, questo è un punto di vista che appassionerà i – purtroppo pochi – appassionati di traduzioni, e di versioni che inevitabilmente e creativamente cambiano col il passare di mano del testo originale, reso sempre  attuale attraverso il passare del tempo e del traduttore. Per tutti, ad ogni odo, questa piccola guida semiseria sarà d’aiuto a capire se un libro è tradotto, se è ben tradotto, e soprattutto se la traduzione merita il nostro gradimento.

Gloria Ghisi

19 dicembre 2014

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Gloria Ghisi

Sono nata nel 1955, a Milano. Ho fatto per tutta la vita la giornalista, dagli inizi in una radio milanese dove mi occupavo di redigere notizie per i radiogiornale, fino alle pagine degli appuntamenti culturali di Io donna, il femminile del Corriere della Sera. Nel frattempo passata da tante testate, da tre case editrici, ho messo insieme un’esperienza varia. Esperienza che mi auguro di non far appassire e di comunicare alle nuove generazioni, alle persone giovaniche frequentano il mio laboratorio di Tecniche di giornalismo femminile, all’Università Cattolica di Milano. Qui vorrei condividere invece le riflessioni che nascono dalle letture di vario genere, dalle “passeggiate” sui social network, dalle notizie sui giornali, dalle pagine dei libri. E infatti questo blog si chiama, semplicemente, TITOLI.

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