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Gloria Ghisi

C’è poesia nelle canzoni di Sanremo?

C'è poesia nelle canzoni di Sanremo?

Il conto alla rovescia è stato martellante. E adesso (finalmente?) Sanremo è qui. Anche quest’anno, riecco la grande sagra popolare che sempre più tracima dalla musica.

Quando ero giovane condividevo il pensiero di Indro Montanelli, intellettuale di destra con tanto credito anche a sinistra: si vantava di non praticare il Festival per l’allergia ai troppi lustrini, ai troppi pettegolezzi, alle troppe messinscena sopra le righe, al troppo oro finto.

Eppure adesso per me – per anni ci sono andata per lavoro,  e se uno pensa che sia divertente non è che proprio ci azzecca – il Festival ha il senso di una festa che s’intreccia al Carnevale e ci alleggerisce un po’, per quei pochi giorni l’anno, dal senso d’insostenibile apprensione che procura la vita d’ogni giorno. Ha una sua poesia, insomma.

Poesia? Forse esagero? Allora lo confesso: sono una Poetessa Eccezionalmente Priva di Talento, per dirla con la scrittrice turca Elif Shafak. E, insomma, non c’entro proprio niente con la poesia e forse proprio per questo mi ostino a cercarla  – con cocciutaggine – in ogni cosa.  Sì, anche Sanremo contiene, a suo modo, poesia. E le  canzoni? Possono  essere considerate poesia le canzoni di Sanremo? Qualcuno ne ha mai declamato i testi come si faceva una volta con le rime di Carducci e di Pascoli, o di Saba e di Ungaretti?

No, onestamente non ho mai incontrato nessuno che lo facesse, ma  li ho sentiti cantare  quasi tutte e quasi da tutti. Certo, è la musica quella che  per prima ci resta dentro, però … Però 4 marzo ’43, di Lucio Dalla, però Mi sono innamorato di te, di Luigi Tenco, però Almeno tu nell’universo di Mia Martini, però Quello che le donne non dicono, di Fiorella Mannoia…   Però  viene proprio da dire che sono poesie.

E allora speriamo di trovare anche quest’anno un po’ di quella magia che tocca l’anima e apre gli occhi. Stasera, lasciamoci andare sul divano e facciamo il pieno di Festival, domani magari avremo una nuova poesia da cantare assieme.

Diamoci appuntamento domani qui, per confrontare le nostre impressioni. Vi aspetto.

P.S.: Ah, chi ha già avuto modo di farsi un’idea dice che la più interessante, in questo sento, è Vedrai, di Samuel.  Sarà vero?

Gloria Ghisi

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Gloria Ghisi

Sono nata nel 1955, a Milano. Ho fatto per tutta la vita la giornalista, dagli inizi in una radio milanese dove mi occupavo di redigere notizie per i radiogiornale, fino alle pagine degli appuntamenti culturali di Io donna, il femminile del Corriere della Sera. Nel frattempo passata da tante testate, da tre case editrici, ho messo insieme un’esperienza varia. Esperienza che mi auguro di non far appassire e di comunicare alle nuove generazioni, alle persone giovaniche frequentano il mio laboratorio di Tecniche di giornalismo femminile, all’Università Cattolica di Milano. Qui vorrei condividere invece le riflessioni che nascono dalle letture di vario genere, dalle “passeggiate” sui social network, dalle notizie sui giornali, dalle pagine dei libri. E infatti questo blog si chiama, semplicemente, TITOLI.

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